Bibliografia di riferimento

MILTON HYLAND ERICKSON

bibliografia di riferimento

Milton Hyland ERICKSON (Nevada, 5 dicembre 1901 - Arizona, 25 marzo 1980) è uno dei più autorevoli teorici dell'ipnosi clinica e della cosiddetta psicoterapia breve del secolo scorso. Psichiatra statunitense, da lui deriva principalmente l'utilizzo più moderno dell'ipnosi, non legato esclusivamente alla cura di problemi psichici e della nevrosi.
È stato presidente e fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica e membro della Associazione Americana di Psichiatria, della Associazione Americana di Psicologia, e della Associazione Americana di Psicopatologia.
Erickson è ricordato per:
il suo approccio originale alla psicoterapia e al rapporto con il paziente
il suo ampio utilizzo della metafora terapeutica, delle narrazioni e dell'ipnosi
aver inventato l'espressione Terapia breve, in relazione alla sua abitudine di affrontare e di risolvere i problemi con un numero relativamente breve di sedute
la sua concezione dell'inconscio come di qualcosa che è completamente distinto e separato dalla mente conscia, con la sua specifica consapevolezza, i suoi interessi, le sue risposte e il suo apprendimento. Secondo Erickson, la mente inconscia è creativa, generatrice di soluzioni e ha come obiettivo il bene della persona.
la sua capacità di utilizzare qualsiasi processo del paziente per aiutare il cambiamento: convinzioni, parole preferite, estrazione culturale o sociale, storia personale, e perfino le abitudini nevrotiche.
Erickson ha sviluppato una forma di ipnoterapia chiamata ipnosi ericksoniana, che permetterebbe di comunicare con l'inconscio del paziente. Questo tipo di ipnosi è molto simile ad una normale conversazione, ed induce una trance ipnotica nel soggetto. In questo modo, il terapeuta può suggerire delle piste di soluzione all'inconscio, aggirando le resistenze e la rimozione che la coscienza opporrebbe al cambiamento. Se sentendo la storia, il paziente manifesta segni di trance, si è nelle condizioni necessarie per intervenire. Le prassi terapeutiche di Milton Erickson vennero studiate, analizzate e riprodotte secondo dinamiche di processo di psicoterapia veloce - il 'modellamento (PNL)' - da Richard Bandler e da John Grinder, i co-fondatori della Programmazione neuro linguistica (PNL).


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Erickson

M.H. ERICKSON, LA MIA VOCE TI ACCOMPAGNERÀ

bibliografia di riferimento

M.H. Erickson, La mia voce ti accompagnerà, a cura di Sidney Rosen, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1983.
Medico, Psicologo, Psichiatra, Docente alla Wayne State University è considerato il maggior esperto di Ipnosi di tutti i tempi, ha "inventato" la Psicoterapia, modificando l'approccio e la terapia psicologica classica con metodi rivoluzionari. Elementi fondamentali della terapia e dell'approccio al paziente di Milton H.Erickson sono i Racconti Didattici: usando un linguaggio semplice che tutti potevano comprendere, storie particolari, stravaganti, reminescenze, pensieri bizzarri, fatti inconsueti,episodi della sua vita: che potevano stimolare o far comprendere al paziente, che anche lui aveva provato certe cose e che proprio per questo le poteva capire: l'idem sentire, passione, compassione, partecipazione, coinvolgimento, umanità, al contrario della terapia classica, in cui il terapeuta era freddo e distaccato, provocazioni, giochi, nonsensi, intuizioni, prove di obbedienza per verificare l'effettiva volontà a cambiare del paziente, spiazzamenti, paradossi, prescrizioni del sintomo, doppi legami, invenzioni, metafore, apologhi, aneddoti, curiosità, umorismi, divagazioni apparentemente senza senso, sorprese, enigmi a chiave,ripetizioni, sollecitazioni, cronache di fatti quotidiani o di pura fantasia,divagazioni su animali e su altre situazioni, che potevano lasciare perplesso chi non lo conosceva ancora. Ma ogni storia di Erickson aveva un suo senso, era un pezzo del puzzle che si componeva, strada facendo, ogni storia mirava ad uno scopo, era uno strumento affilato e nel contempo dolce, era un bisturi raffinatissimo per aprire la mente del paziente, per scoprirne potenzialità inespresse ed insospettate, per traghettarlo al di là del labirinto dei suoi pensieri, per sciogliere il nodo di Gordio, non con elucubrazioni cerebrali astruse, ma come fece Alessandro Magno, con un colpo rapido ed indolore che conduceva a risultati terapeutici sorprendenti ed inarrivabili. Erickson fu un maestro e un precursore in tutti i sensi, era un allenatore dell'anima ante litteram, e non solo dell'anima, in quanto a livello sportivo allenò singoli atleti e squadre che vinsero le olimpiadi.
Sidney Rosen, Psichiatra ed Psicoanalista, Presidente della New York Society for Ericksonian Psycotherapy and Hypnosis, è il curatore del libro che ha raccolto i racconti di Erickson. Milton H.Erickson lo preferì ad altri, oltre che per la sua preparazione e per la sua poesia perché come disse, a Sideny Rosen. "tu mi sei piaciuto subito e poi avevi anche regalato una rana gialla a mia moglie" e quando gli affidò la prefazione di un suo altro libro "Hypnotheraphy" gli disse " tu sei uno che sa come si gratta un maiale" Perché una persona che rispetta e sa toccare un animale, nel giusto modo, che piace all'animale, deve essere, per forza, una brava persona, almeno secondo Milton H.Erickson.


Fonte: http://guide.supereva.it/psicoterapia_ericksoniana/interventi/2004/12/187337.shtml

CARL GUSTAVE JUNG

bibliografia di riferimento

Carl Gustav JUNG (Kesswil, 26 luglio 1875 - Küsnacht, 6 giugno 1961) è noto per la sua tecnica e teoria di derivazione psicoanalitica è chiamata "psicologia analitica".
Psichiatra e psicoanalista svizzero, inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud se ne allontanò definitivamente nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia personale del singolo alla storia della collettività umana. L'inconscio non è più solo quello individuale, prodotto dalla rimozione, ma nell'individuo esiste anche un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi.
In Italia l'orientamento junghiano della psicoanalisi è stato introdotto da Ernst Bernhard. La personalità scientifica di Jung si manifesta con il concetto di "complesso". Esso è un insieme strutturato di rappresentazioni, consce e meno consce, dotate di una forte carica affettiva. La psiche umana è un insieme indeterminato ed indeterminabile di complessi, tra i quali è da considerarsi lo stesso Io, il complesso che ha l'appannaggio della coscienza ed è in relazione con tutti gli altri. Quando questa relazione si indebolisce o si spezza, gli altri complessi si fanno autonomi, inconsci, e si arrogano la possibilità di dirigere l'azione, con un processo di dissociazione che è all'origine del disagio psichico.


Fonte: it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung

CARL GUSTAVE JUNG, L'UOMO E I SUOI SIMBOLI

bibliografia di riferimento

C.G. Jung, M.L. Von Franz, J.L. Henderson, J. Jacobi, A. Jaffé, L'uomo e i suoi simboli, Edizioni TEA 2007. Titolo originale: Man and his symbols.
E' l'ultima opera di Jung, rappresenta una esaustiva introduzione al suo pensiero, ed è l'unico testo a carattere dichiaratamente divulgativo pubblicato dal grande psicologo svizzero, venendo meno alle sue precedenti convinzioni, riguardo la divulgabilità ai non esperti delle sue teorie.
Oltre al passo di Jung: Introduzione all'inconscio, il volume raccoglie quattro contributi dei suoi più stretti collaboratori: Joseph L. Henderson, Marie-Louise von Franz, Jolande Jacobi e Aniela Jaffé. Ne risulta una esplicazione molto chiara ed essenziale, della psicologia analitica, un'esposizione di cosa sia l'inconscio collettivo e come questo si manifesta, espone quindi i capisaldi della psicologia analitica o psicologia del profondo e costituisce uno specifico studio sull'attività simbolica dell'umanità.

Fonte: http://www.artcounseling.it/articoli/uomo-e-i-suoi-simboli.html

FRANCOISE DOLTO

bibliografia di riferimento

Francoise DOLTO (1908-1988), specialista in psicoanalisi infantile, è stata allieva di Jacques Lacan. Conosciuta a livello mondiale per i suoi lavori scientifici, ha creato le "Maisons Vertes", un esperimento pionieristico di iniziazione precoce del bambino alla vita sociale.


Fonte: http://www.torinobimbi.it/testi/francose.htm

FRANCOISE DOLTO, QUANDO I GENITORI SI SEPARANO

bibliografia di riferimento

F. Dolto, Quando i genitori si separano, Mondadori, 1991.
Il rapporto tra i genitori separati e i figli è una delle tematiche più complesse collegate al fenomeno del divorzio. In queste pagine l'autrice affronta le svariate sfaccettature della questione: come gestire la custodia dei figli, quale rapporto instaurare tra bambini e giustizia, scuola, famiglia e genitori.
Fonte: http://www.deastore.com/libro/quando-i-genitori-si-separano-francoise-dolto-mondadori/9788804531326.html

ROBERTO ASSAGIOLI

bibliografia di riferimento

Roberto ASSAGIOLI (1888 - 1974) è stato uno psichiatra e teosofo italiano, fondatore della Psicosintesi, può essere considerato una delle menti più eclettiche e libere della psicologia italiana. Laureatosi in medicina a Firenze nel 1910 con una tesi dal titolo La psicoanalisi preparata al Burghözli di Zurigo, fu indicato da Freud a Jung come colui che avrebbe introdotto la psicoanalisi in Italia, cosa che del resto avvenne sia con la pratica clinica, sia con l'appartenenza, unico italiano, alla società Psicoanalitica Internazionale, sia per la collaborazione negli anni 1909-1910 alle riviste fondate da Freud, sia per la pubblicazione su Psiche (1912) del primo scritto di Freud, tradotto da Assagioli dopo approvazione dello stesso Freud.
Si dedicò quindi alla psicologia e alla pratica della psicoterapia nel cui ambito sviluppò un proprio metodo: la psicosintesi.
Già dal 1914 però si distacca dal pensiero freudiano, ritenendolo limitato e costrittivo della psiche umana e rivolge sempre maggior interesse alla costruzione di un suo orientamento teorico e pratico, autoformativo e terapeutico, definito Psicosintesi, in cui all'aspetto analitico affianca la dimensione sintetica dei processi dinamici della mente e sviluppa interessi per la dimensione spirituale, da lui definita trascendente, della mente umana.
Nel 1926 pubblicò l'opuscolo Psychosynthesis. A new method of healing. Lo stesso anno fondò a Roma l'Istituto di Psicosintesi, chiuso durante il fascismo, e riaperto poi a Firenze dove tuttora ha sede e da cui si diramano i molteplici centri in Italia.
Nel 1973 con alcuni allievi e collaboratori (fra cui il successivo presidente, Bruno Caldironi) fonda la Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, scuola di formazione per psicoterapeuti fra le prime riconosciute legalmente in Italia. I suoi scritti sono stati tradotti in otto lingue e la Psicosintesi è ora presente con Centri ed Istituti in Europa, Sudamerica, Stati Uniti, India, Australia.


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Assagioli

ROBERTO ASSAGIOLI, COMPRENDERE LA PSICOSINTESI

bibliografia di riferimento


R. Assagioli, Comprendere la psicosintesi (a cura di Marialuisa Macchia Girelli), Ed. Astrolabio, Roma, 1991.
Assagioli ha lasciato alla sua morte un vastissimo corpus di scritti in gran parte inediti: libri, articoli, saggi, conferenze, discorsi, appunti eterogenei, disseminati in un arco di tempo che va dal 1906 al 1974 (anno della sua morte). Vagliando e organizzando questo enorme materiale, sono stati scelti ed estratti i brani più significativi del suo pensiero in relazione a questioni di vitale importanza per la spiritualità umana. Ne è uscito una specie di repertorio, un glossario sistematico, che enuclea e ripropone testualmente le parole di Assagioli in base alle categorie più significative per la comprensione del suo pensiero.


Fonte: http://www.fiorigialli.it/libri/libri-in-vetrina/roberto-assagioli-e-la-psicosintesi.php

PIERO FERRUCCI

bibliografia di riferimento


Piero FERRUCCI, psicologo e psicoterapeuta, è stato allievo di Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi. Attualmente è didatta della Scuola di psicosintesi terapeutica.

PIERO FERRUCCI, L'ESPERIENZA DELLE VETTE

bibliografia di riferimento


P. Ferrucci, L'esperienza delle vette, Astrolabio, Roma, 1989.

PAUL WATZLAWICK

bibliografia di riferimento

Paul WATZLAWICK (Villach, 25 luglio 1921 - Palo Alto, 31 marzo 2007) è stato uno psicologo austriaco naturalizzato statunitense, eminente esponente della statunitense Scuola di Palo Alto.
Watzlawick portò numerosi contributi allo studio della mente. Sebbene sia ricordato soprattutto per essere l'autore principale di "Pragmatica della comunicazione umana", pietra miliare della psicologia che si occupa degli effetti pratici della comunicazione e che, accanto agli studi di Bateson e del gruppo di Palo Alto, introduce l'approccio sistemico alla psicologia, sono stati fondamentali i suoi contributi più diretti alla psicoterapia, con libri come "Change. La formazione e la soluzione dei problemi" e "Il linguaggio del cambiamento. Elementi di comunicazione terapeutica". Inoltre, con "La realtà inventata" riunisce una serie di autori che, con i loro scritti, portano incisivi contributi alla teoria costruttivista.
Figlio di un direttore di banca, nacque nel 1921 a Villach, in Austria. Nel 1949 conseguì la laurea in Lingue moderne e Filosofia all'Università "Ca' Foscari" di Venezia; l'anno seguente frequentò l'Istituto Carl Gustav Jung di Psicologia analitica a Zurigo, dove nel 1954 conseguì il diploma di analista. Nel 1957, dopo un anno di studi in India (in linea con la sua passione e interesse per il buddismo e la filosofia Zen[1]), insegnò alla Temple University e presso la cattedra di Psicoterapia dell'Università di El Salvador.
Dal 1960 ottenne il ruolo di ricercatore associato al Mental Research Institute di Palo Alto (MRI), dove lavorò con il gruppo di Gregory Bateson e Don D. Jackson dedicandosi allo studio della pragmatica della comunicazione umana.
Nel 1967, assieme a J.H. Beavin e D.D. Jackson, pubblicò una pietra miliare della psicologia mondiale: "Pragmatica della comunicazione umana"[2] [3] [4]. Nello stesso anno, Jackson creò il Progetto Terapia Breve del MRI sotto la direzione di Richard Fish: assieme ad Arthur Bodin, Jay Haley e John Weakland, Paul Watzlawick fece parte dei membri originari del progetto[5], pubblicando nel 1974 "Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi" (assieme a Fish e Weakland) e nel 1977 "Il linguaggio del cambiamento", illustrando il proprio approccio clinico e terapeutico.
Nel 1976 diventò professore associato di "Psichiatria e Scienza del Comportamento" all'Università di Stanford[6] e nel 1978 invitò lo studioso di cibernetica e costruttivista radicale Heinz von Foerster come principale oratore a un convegno dell'MRI, portando su di lui l'attenzione della comunità dei terapeuti familiari e costituendo, così, una base epistemologica costruttivista per la terapia breve[5]. Contributi dell'autore al costruttivismo verranno dati anche attraverso opere come "La realtà della realtà" (1976) e "La realtà inventata" (1981).
Esercitò la professione di psicologo in California dal 1969 al 1998, quando smise di avere pazienti[4].
Vittima fin dai primi anni '90 di crescenti complicanze dovute al Morbo di Alzheimer, muore nella sua abitazione di Palo Alto il 31 marzo 2007 in seguito a un attacco di cuore, dopo una piacevole serata passata con la moglie ascoltando musica italiana. Secondo le sue volontà, il suo corpo è stato donato alla scienza per fini di ricerca. Ha lasciato la moglie Vera, le figliastre Yvonne e Joanne, la sorella Maria Wunsch e il nipote Harold [3][4].
Conoscitore di cinque lingue e dotato di un piacevole senso dell'umorismo, Watzlawick è stato il massimo studioso della pragmatica della comunicazione umana, delle teorie del cambiamento e del costruttivismo radicale. Figura di spicco dell'approccio sistemico e della terapia breve, si deve alle sue opere la diffusione dell'approccio allo studio della comunicazione e dei problemi umani della Scuola di Palo Alto. Ha scritto circa una ventina di libri e oltre centocinquanta tra articoli e saggi, tradotti in oltre ottanta lingue[3][4].
Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in Europa e in America[4], tra cui la Outstanding Teacher Award della Psychiatric Residency Class dell'Università di Stanford nel 1981, le lauree honoris causa alle Università di Liegi e Bordeaux nel 1992, la Medal for Meritorious Service di Vienna nel 1990 e l'Honorary Medal di Carinthia nel 1993.


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick

PAUL WATZLAWICK, PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE UMANA

bibliografia di riferimento

P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio Ubaldini, 1971.
Nel 1967 Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson, pubblicano "Pragmatics of Human Communication. A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes" (W.W. Norton & Co., Inc., New York), che riporta appunto gli studi condotti al MRI sugli effetti pragmatici che la comunicazione umana ha sui modelli interattivi e sulle patologie, con una disamina del ruolo dei paradossi comunicativi.
"Due tesi sono centrali in questo libro: 1) il comportamento patologico (nevrosi, psicosi, e in genere le psicopatologie) non esiste nell'individuo isolato ma è soltanto un tipo di interazione patologica tra individui; 2) è possibile, studiando la comunicazione, individuare delle 'patologie' della comunicazione e dimostrare che sono esse a produrre le interazioni patologiche". [7]
Gli autori aprono il testo con due capitoli tesi a sistematizzare le conoscenze relative alla teoria della comunicazione. La conclusione del primo pone degli importanti presupposti teorici:
il concetto di scatola nera: gli autori fanno notare il paradossale autoreferenzialità di discipline come la psicologia e la psichiatria, i cui studiosi studiano la mente con la propria mente. Oltre ai limiti che ciò comporta, l'impossibilità, da un lato, di vedere "il lavoro" della mente e ciò che realmente accade in essa, e il concentrarsi, dall'altro, unicamente sulle informazioni in entrata e con i risultati di questo "lavoro", portò gli studiosi degli anni '40-'50 (spesso riconducibili a una matrice comportamentista, ad usare il concetto di "scatola nera". Watzlawick e soci adottarono questa visione, sostenendo che anche se non si "escludono interferenze con quanto si verifica 'realmente' all'interno della scatola, le cognizioni che se ne possono trarre non sono indispensabili per studiare la funzione del dispositivo nel sistema più grande di cui fa parte", in modo tale che "non abbiamo bisogno di ricorrere ad alcuna ipotesi intrapsichica (che è fondamentalmente indimostrabile) e possiamo limitarci ad osservare i rapporti di ingresso-uscita, cioè la comunicazione" (tr. it. p. 36).
consapevolezza e non consapevolezza: tenendo comunque conto dell'importanza di stabilire se un comportamento sia consapevole, inconsapevole, volontario, involontario o sintomatico, gli autori mostrano come in realtà sia rilevante il "significato" che ad esso viene dato. "Se a qualcuno viene pestato un piede, per lui è molto importante sapere se il comportamento dell'altro è stato intenzionale o involontario. Ma l'opinione che si fa in proposito si basa necessariamente sulla sua valutazione dei motivi dell'altro e quindi su una ipotesi di ciò che passa dentro la testa dell'altro", ipotesi che si dimostra essere "una nozione oggettivamente indecidibile" e che quindi "esula dai fini che si prefigge lo studio della comunicazione umana" (p. 37). Si noti come ciò vale sia nell'attribuzione di significato ai comportamenti nella vita quotidiana, sia nello studio scientifico della mente.
presente e passato: riconoscendo senza dubbio il ruolo del passato sul comportamento attuale, nel corso del primo capitolo gli autori mostrano la fallacia e l'assenza di oggettività nel rievocare eventi, unitamente al fatto che "qualunque persona A che parli del suo passato alla persona B è strettamente legata alla relazione in corso tra queste due persone (e ne è determinata)" (p. 37). L'indagine del passato viene ritenuta inattendibile; si preferisce l'osservazione diretta della comunicazione nel suo qui-e-ora (hic et nunc), che permette l'identificazione di modelli di comunicazione utili da un punto di vista diagnostico e per la messa a punto delle più appropriate strategie terapeutiche.
causa ed effetto: conclusione logica del precedente presupposto teorico è che le cause di un disturbo perdono importanza, mentre gli effetti ne acquistano notevolmente. Difatti, gli effetti che sintomi o disturbi complessi hanno sul contesto, sul sistema in cui si esprimono, fanno assumere al sintomo/disturbo il ruolo di "regola del gioco" (inteso come sequenze di comportamento governate da regole, in linea con la matematica Teoria dei Giochi) giocato in quel particolare contesto. "In genere, riteniamo che il sintomo sia un comportamento i cui effetti influenzano profondamente l'ambiente del malato. A questo proposito si può enunciare una regola empirica: dove resta oscuro il perché? di un comportamento, la domanda a quale scopo? è possibile che dia una risposta valida" (p. 38).
la circolarità dei modelli di comunicazione: gli autori attingono alla cibernetica (la disciplina che studia i processi di autoregolazione e comunicazione degli organismi naturali e dei sistemi artificiali) adoperando il concetto di "retroazione", secondo cui "parte dei dati in uscita sono reintrodotti nel sistema come informazione circa l'uscita stessa" (p. 24). Ci troviamo così in sistemi aperti in cui il comportamento a determina b che torna ad influenzare a; ma allora è a ad aver determinato b o viceversa? "È patologica la comunicazione di una data famiglia perché uno dei suoi membri è psicotico, o uno dei suoi membri è psicotico perché la comunicazione è patologica?" (p. 39). Diviene perciò privo di senso parlare del principio o della fine di una catena di eventi: "non c'è fine né principio in un cerchio" (p. 38).
la relatività delle nozioni di "normalità" e "anormalità": infine gli autori mostrano come un comportamento acquisisca un senso specifico all'interno del contesto in cui si attua; "sanità" e "insanità" perdono così il loro significato, poiché ciò che è sano in un contesto può non esserlo in un altro, e l'osservatore può giudicare un dato comportamento come "normale" o "anormale" a seconda della sua ottica preconcetta. "Ne consegue che la 'schizofrenia' considerata come una malattia incurabile e progressiva della mente di un individuo e la 'schizofrenia' considerata come l'unica reazione possibile a un contesto di comunicazione assurdo e insostenibile (una reazione che segue, e perciò perpetua, le regole di tale contesto) sono due cose del tutto diverse" (p. 39).
I presupposti teorici elencati nel primo capitolo del libro aprono la strada a quelli che, ancora attualmente, vengono considerati i fondamentali assiomi della comunicazione umana:
L'impossibilità di non-comunicare
Livelli comunicativi di contenuto e di relazione
La punteggiatura della sequenza di eventi
Comunicazione numerica e analogica
Interazione complementare e simmetrica


Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick

JOHN GRINDER

bibliografia di riferimento

John GRINDER (1940) è un linguista statunitense, fondò negli anni settanta con Richard BANDLER la Programmazione Neuro Linguistica (PNL).
John Grinder, laureato in filosofia all'università di San Francisco agli inizi degli anni sessanta, si arruolò nel corpo dei Berretti Verdi e venne mandato in Europa ai tempi della Guerra Fredda. Ebbe così la possibilità di imparare nuove lingue e alla fine degli anni sessanta studiò linguistica, cosa che gli valse il dottorato ottenuto nell'università della California, a San Diego.
In qualità di linguista sviluppò le teorie della grammatica trasformazionale di Noam Chomsky e dopo aver analizzato la scienza conoscitiva a stretto contatto con il fondatore, George Armitage Miller, dell'università Rockefeller, divenne professore di linguistica presso la Nuova Università della California, a Santa Cruz. Alcuni suoi lavori in linguistica sono, ad esempio, Guide to Transformational Grammar (scritto con Suzette Elgin, Holt, Rinehart e Winston, Inc., 1973) e On Deletion Phenomena in English (Mouton & Co., 1976).
Fu a Santa Cruz che incontrò Richard Bandler, allora studente di matematica, il quale stava studiando la terapia Gestalt attraverso le lezioni di Fritz Salomon Perls, psicoterapeuta e psichiatra tedesco trasferitosi nel 1947 negli Stati Uniti, autore del testo cardine della Gestalt, Gestalt Therapy.
Grinder restò letteralmente affascinato dai modelli linguistici di alcuni terapeuti e nel 1974 iniziò il sodalizio con Richard Bandler che di lì a poco avrebbe portato alla nascita della Programmazione neuro linguistica (PNL). Insieme iniziarono ad analizzare i modelli linguistici utilizzati da Fritz S. Perls, Virginia Satir (che insegnava terapia della famiglia) e di Milton H. Erickson, un famoso medico ipnoterapeuta. Durante gli anni seguenti gli studi di Bandler e Grinder progredirono e vennero pubblicati nei libri La struttura della magia e I modelli della tecnica ipnotica di Milton H. Erickson; essi divennero il fondamento della Pnl.
Negli anni ottanta John Grinder cominciò ad operare come consulente presso grandi aziende e organizzazioni governative americane e alla fine degli anni novanta ritornò a tenere corsi a livello internazionale.
Richard Bandler è considerato uno dei più grandi geni del nostro tempo: è il co-creatore del campo di sviluppo personale conosciuto come Programmazione NeuroLinguistica (PNL). È conosciuto per il suo stimolante senso dell'umorismo, per la sua abilità di affascinare e intrattenere il pubblico, come pure per la sua brillante capacità di trasformare la vita delle persone. È autore di 25 libri che sono stati tradotti in più di 40 lingue. Negli ultimi 30 anni ha insegnato a oltre un milione di persone in workshop in tutto il mondo. Che lo si consideri un innovatore nel campo della psicologia e della psicoterapia, un matematico, un fisico, un saggio o un filosofo, Bandler unisce la sua conoscenza della mente umana a un'immensa capacità di individuare modi per dare speranza alle persone e insegnare loro come diventare 'libere". Nella sua attività di formazione Bandler utilizza metafore raffinate che fissano l'apprendimento ad un livello inconscio e che rendono le persone capaci di sviluppare abilità per comprendere ciò che desiderano nella vita.


Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/John_Grinder - http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__la_struttura_della_magia.php

JOHN GRINDER, LA STRUTTURA DELLA MAGIA

bibliografia di riferimento


J. Grinder, R. Bandler, La Struttura della magia, Astrolabio Ubaldini Edizioni, 1981. Gli autori hanno scomposto e formalizzato i modelli di interazione terapeutica comuni ad alcuni dei principali clinici delle molte scuole di psicoterapia, individuando un comune modello tanto linguistico che non verbale sottostante alle disparate modalità adottate dai vari maghi della terapia nelle loro transazioni con i pazienti. Ne è risultata una sorprendente semplificazione delle modalità dell'interazione terapeutica e uno strumento di eccezionale utilità per comprendere il come e il perché dei miracoli dei vari Erickson, Satir, ecc.
Quest'opera non intende creare una nuova scuola di psicoterapia bensì esemplificare e rendere comprensibili alcune delle prodezze linguistiche dei più dotati psicoterapeuti del mondo, evidenziando a un tempo la semplicità e la similarità delle tecniche di queste terapie apparentemente divergenti.

ROBERT H. HOPCKE

bibliografia di riferimento

Robert H. HOPCKE è psicoterapeuta e direttore del Center for Symbolic Studies, una scuola di formazione per psicoanalisti e psicoterapeuti di area junghiana. Ha tenuto numerosi seminari in varie città degli Stati Uniti. Vive e lavora a Berkeley, in California.

ROBERT H. HOPCKE, NULLA SUCCEDE PER CASO

bibliografia di riferimento

Robert H.Hopcke, Nulla succede per caso, Le coincidenze che cambiano la nostra vita, Mondadori (collana Oscar saggi), 2003
A tutti prima o poi capita di vivere una coincidenza incredibile capace di modificare almeno in parte il corso dell'esistenza: sono quelli che Jung definiva "eventi sincronistici", fenomeni in grado di cambiare l'immagine che abbiamo di noi stessi, il nostro modo di vedere il mondo, di aprirci nuove prospettive. In questo libro Robert H. Hopcke esplora l'universo di ciò che erroneamente consideriamo "puro caso", e ne individua il ruolo in campo affettivo e professionale, nella realtà e nel mondo dei sogni, negli aspetti quotidiani e in quelli spirituali dell'esistenza.
Attraverso i racconti di esperienze realmente accadute, l'autore dimostra come un evento sincronistico, riflettendo uno stato d'animo interiore, spesso riesca a indicarci la direzione per noi più giusta. Imparando a considerare la nostra vita un racconto dotato di coerenza interna, dove niente succede senza ragione, potremo imparare a sfruttare le coincidenze per comprendere meglio noi stessi e per dare alla nostra esistenza maggiore pienezza.


Fonte: http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri

Share by: